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Parlamento Europeo vs D’Alia e Carlucci

2009 aprile 1
by gianlucadettori

Credo valga la pena riportare la notizia del Parlamento Europeo.

Approvando con 481 voti favorevoli, 25 contrari e 21 astensioni la relazione di Stavros LAMBRINIDIS (PSE, EL), il Parlamento rileva che Internet «dà pieno significato alla definizione di libertà di espressione» sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e «può rappresentare una straordinaria opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva». Tuttavia, osserva che la libertà di espressione e la privacy su Internet possono essere esposte «a intrusioni e limitazioni da parte di soggetti privati e pubblici» e che il web può anche essere utilizzato per incitare al terrorismo e commettere cybercrimini. Chiede quindi di combattere questi fenomeni «con efficacia e determinazione», ma sottolinea che il diritto che gli Stati membri si arrogano di intercettare e controllare il traffico su Internet «non può essere giustificato dalla lotta al crimine». Rileva inoltre che l’accesso a Internet «non dovrebbe essere rifiutato come sanzione dai governi o dalle società private». A tal fine formula una serie di raccomandazioni al Consiglio.
 
Censura e controllo da parte degli Stati membri
 
Gli Stati membri sono chiamati a garantire che la libertà di espressione «non sia soggetta a restrizioni arbitrarie da parte della sfera pubblica e/o privata», e a «evitare tutte le misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della libertà di espressione». Il Parlamento chiede al Consiglio di condannare la censura imposta dai governi al contenuto che può essere ricercato sui siti Internet, «soprattutto quando tali restrizioni possono avere un effetto dissuasivo sul discorso politico». Dovrebbe inoltre  garantire che l’espressione di convinzioni politiche controverse su Internet «non sia perseguita penalmente». Inoltre, dovrebbe assicurare che nessuna legge o prassi possa limitare o criminalizzare «il diritto dei giornalisti e dei media di raccogliere e distribuire informazioni a scopo di cronaca». 
 
A fronte di queste considerazioni, raccomanda al Consiglio di fare in modo che gli Stati membri che intercettano e controllano il traffico di dati, lo facciano «nel rigoroso rispetto delle condizioni e delle garanzie previste dalla legge». Dovrebbe inoltre invitare i governi a garantire che le ricerche in remoto, se previste dalla legislazione nazionale, siano condotte «sulla base di un valido mandato delle autorità giudiziarie competenti», e a giudicare inaccettabili  le procedure semplificate (per condurre le ricerche in remoto rispetto alle ricerche dirette), «poiché violano il principio di legalità ed il diritto alla riservatezza». 
 
Il Consiglio dovrebbe anche esaminare e fissare dei limiti al “consenso” che può essere richiesto e estorto agli utilizzatori, sia da parte di governi che di società private, a rinunciare a parte della loro privacy. E’ inoltre chiamato a «limitare, definire e regolamentare in maniera rigorosa» i casi in cui una società di Internet privata può divulgare dati alle autorità governative, e garantire che l’uso di detti dati da parte di queste «sia soggetto alle norme più severe sulla protezione dei dati». Il Parlamento sollecita gli Stati membri a individuare tutte le entità che utilizzano la sorveglianza della rete e a redigere relazioni annuali, accessibili al pubblico, «garantendo la legalità, la proporzionalità e la trasparenza». 
 
Gli Stati membri dovrebbero inoltre garantire il diritto dei cittadini di accedere ai propri dati personali e, se del caso, di ritirarli dal web. Infine, il Consiglio dovrebbe invitare Stati membri e Commissione a prendere l’iniziativa per la definizione di norme internazionali per la protezione dei dati personali, la sicurezza e la libertà di espressione su Internet. E’ anche invitato a esortare tutti gli attori interessati a impegnarsi nel processo in corso della “Carta dei diritti di Internet”.
 
Cybercriminalità - lottare contro il furto d’identità e tutelare i bambini
 
La truffa e l’usurpazione d’identità sono un problema che autorità, cittadini e imprese iniziano a riconoscere. Il Consiglio dovrebbe quindi considerare che “l’identità digitale” «merita di essere adeguatamente ed efficacemente protetta da intrusioni di operatori pubblici e privati». Dovrebbe quindi invitare la Presidenza e la Commissione a esaminare e sviluppare una strategia globale di lotta contro la “cybercriminalità”, compresi i modi di affrontare la questione del “furto d’identità” e frode a livello europeo, in collaborazione con i fornitori di Internet, le organizzazioni degli utenti e le autorità di polizia competenti per settore.
 
Il Parlamento chiede al Consiglio di promuovere programmi volti a proteggere i bambini e a educare i genitori, e fornire uno studio d’impatto sull’efficacia di quelli esistenti, tenendo conto in particolare dei giochi online che hanno come principali destinatari i bambini e i giovani. Chiede anche di spronare tutti i produttori di computer dell’UE a preinstallare software di facile attivazione per la protezione dei minori. Approvando un emendamento proposto da Roberta ANGELILLI (UEN, IT), l’Aula chiede al Consiglio di esortare gli Stati membri ad aggiornare la legislazione a tutela dei minori che utilizzano Internet, in particolare introducendo il reato di grooming (adescamento online dei minori a scopo sessuale).
 
Il Consiglio è infine invitato a adottare una direttiva sulle misure penali finalizzate al rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, vietando al contempo, il controllo e la sorveglianza sistematici di tutte le attività degli utilizzatori su Internet e garantendo che le sanzioni siano proporzionate alle infrazioni commesse. Al riguardo, dovrebbe anche rispettare la libertà di espressione e combattere l’incitamento alla “cyber-violazione” dei diritti di proprietà intellettuale, «comprese talune eccessive restrizioni di accesso instaurate dagli stessi titolari di diritti di proprietà intellettuale». 

Le libertà fondamentali su Internet secondo la UE

2009 marzo 27
by guidoscorza

Dopo settimane di cattive notizie e di tentativi più o meno ragionati di imbavagliare la Rete in nome del diritto d’autore, dell’antipedofilia dal sapore di anti-pirateria o piuttosto dell’esigenza di difendersi dalle “istigazioni alla mafia” a mezzo Facebook, finalmente, da Strasburgo arriva una notizia davvero buona: il Parlamento Europeo con 481 voti favorevoli, 25 contrari e 21 astensioni, ha approvato una Raccomandazione con la quale richiama l’attenzione del Consiglio sull’esigenza di un equo contemperamento tra i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini e degli utenti su Internet e la pur necessaria repressione di fenomeni illeciti posti in essere on-line. Relatore della Raccomandazione, Stavonos Lambrinidis,  il Parlamentare greco nella foto  qui sotto.

Si tratta di una lettura irrinunciabile per tutti quelli che “amano Internet” e vogliono usarlo in modo “libero e responsabile”.

20061109lambrinidis-1

Anche Nòva parla del controllo della rete

2009 marzo 26
by davidorban

La voglia di controllo della rete

Sul numero di Nòva de Il Sole 24 Ore oggi in edicola è stato pubblicato un articolo dal titolo “La voglia di controllo della rete”. L’articolo di Massimo Mantellini riassume le varie vicende legislative italiane mettendole a confronto con l’atteggiamento negli altri paesi e conclude:

Manca insomma quella convenzione sociale che si è creata in molti Paesi della imprescindibilità della rete, del grande valore legato alla condivisione e mescolamento di opinioni differenti, della pratica formidabile dell’educarsi online al rispetto delle altrui diversità. In assenza di questa dignità minima condivisa può succedere di tutto. E di tutto infatti è quello che sta tristemente accadendo in questo Paese che ha deciso che internet deve essere riprogrammata a misura di chi non la conosce.

(L’articolo non è disponibile sul sito di Nòva, ma non penso che si tratti di una censura contro Internet…)

Il logo di Amo Internet per il tuo sito

2009 marzo 24
by davidorban

Tantissime persone hanno manifestato il proprio apprezzamento dell’iniziativa Amo Internet nei commenti del manifesto. Se vuoi rendere concreto e visibile questo appoggio anche al di fuori di questo sito, puoi utilizzare il logo Io Amo Internet da includere nella barra laterale del tuo sito:

Collega quindi l’immagine del logo all’indirizzo http://www.amointernet.it

Frammenti di un discorso amoroso. Sul web

2009 marzo 23
by riccardoluna

Questi sono gli appunti per un discorso. Che forse farò domani. Se sarà il caso, se ci sarà l’aria giusta, la gente giusta. O forse il discorso resterà qui. Un modo per mettere in fila pensieri e timori, progetti e speranze. Che riguardano internet.

Perché io amo internet. Non sembri velleitario o esagerato. Se oggi mi chiedessero a quale strumento di comunicazione non potrei mai rinunciare fra giornali, radio, tv e internet, io, che di comunicazione vivo, non avrei dubbi.  Internet. 

Anche se sono fra quelli che ancora hanno un rapporto fisico, quasi feticistico con la carta stampata (colleziono giornali antichi o storici e i più belli li trovate incorniciati nel corridoio di casa mia).

Ma Internet è un’altra cosa. La potenza del mezzo è ineguagliabile. Racchiude insieme le potenzialità della radio, della tv e della stampa. Aggiunge a tutto questo la ricerca personalizzata, con archivi praticamente infiniti e velocità di risposta supersoniche. E soprattutto, ora che c’è il web 2.0, aggiunge in tempo reale il feedback di chi sta dall’altra parte, consentendo l’avvio di una conversazione. Un dialogo. Da pari a pari. Peer to peer. Che altro volere?

Internet poi, in quanto piattaforma di comunicazione, anzi, “la più grande piattaforma di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto” come dice Cory Doctorow, è una straordinaria opportunità per l’economia: 

per le aziende e i consumatori perchè migliora i servizi, migliora i prodotti, e fa un miracolo, riduce insieme i costi e i prezzi aumentando i profitti. 

e per i privati, perché consente di cercare lavoro ovunque, mettendosi in vetrina o entrando in contatto senza la classica lettera imbustata; ma consente anche di inventarselo, un lavoro. Non bisogna sapere di informatica per inventarsi un servizio nuovo da fare con la rete. Aprire un negozio virtuale è molto più facile e meno costoso che con un negozio reale. 

Ma anche qui, la differenza fra reale e virtuale io non la vedo più da tempo. Sono reali tutti e due. Solo che il secondo ha molto più futuro.

Internet, lo dico sapendo come suoni roboante e quindi eccessivo, è un patrimonio dell’umanità. 

Se oggi dovessi buttare giù i punti di un manifesto, come qualche amico che mi sopravvaluta mi suggerisce di fare, inizierei così

Internet è un patrimonio dell’umanità. 

Dovrebbe occuparsene l’Unesco per tutelarla.

Internet è la speranza di parlarsi e capirsi fra popoli lontani, superando odi e pregiudizi, 

Internet è la possibilità di uscire dalla povertà per i paesi in fondo alle classifiche di reddito, grazie a nuovi modelli di business.

Internet è l’obiettivo di una democrazia più giusta e partecipata per tutti. 

Ma oggi internet in Italia è visto come una minaccia e non come una risorsa. Un pericolo e non una opportunità di crescita. 

E’ il luogo della pornografia, della pedofilia, dove stanno i gruppi di mafiosi e quelli che vogliono uccidere Saviano. E’ un posto di pirati che beffano il diritto d’autore facendo saltare le aziende discografiche, editoriali e cinematografiche. 

Non sto esagerando. Per la politica italiana questo è oggi internet. E lo stesso vale per la comunicazione. Oggi per fare notizia su internet devi parlarne male. Annunciare un provvedimento restrittivo, punitivo. Inventare un allarme sociale. 

(L’altro giorno un amico ha voluto fare un prova e ha lanciato una fantomatica giornata senza internet promossa da un comitato contro la net dipendenza. La bufala in poche ore è finita sulla home page dell’Ansa tra le notizie più importanti. Ci vuole poco a fare notizia parlando male della rete).

Ma intanto se la prendono con i gruppi proRiina su Facebook come se il problema fosse la rete. E non il fatto per esempio che nella vita reale esiste la mafia. Che a Casal di Principe davvero in tanti vorrebbero vedere Roberto Saviano morto. Davvero, non su Facebook dove peraltro trovare e punire questi criminali è facile facile. Si individua l’IP, l’indirizzo del computer che ha aperto la pagina incriminata, e si trova il colpevole. Finito. 

Battere la mafia è molto più difficile, forse per questo la politica si accontenta di battere Facebook. O youTube.

Con l’aiuto di un po’ di amici che da sempre si occupano di questi temi, ho provato a mettere ordine in quello che sta succedendo. E ho stilato questo elenco, provvisorio perché quasi ogni giorno si allunga.

1) La settimana prossima la Camera dei deputati esamina il decreto sicurezza già approvato al Senato. Quello delle ronde e dei medici che possono denunciare i clandestini. Naturalmente c’è un articolo su internet. Il 60, frutto dell’emendamento del senatore Udc D’Alia. In sostanza mette internet, anzi gli internet provider, sotto il controllo diretto del ministero dell’interno e non della magistratura. Se passerà, e io spero con tutto il cuore che venga ritirato, spetterà al ministro stabilire se ci sono pagine che istigano alla violenza o alla delinquenza e ordinare la cancellazione della pagina e la chiusura del sito. Teoricamente basta un commento violento in un blog. O un post che inviti a non pagare il canone Rai. E il tutto lo decide il governo non un magistrato. Questo apre un problema di controlli preventivi gigantesco: chi lo fa il monitoraggio in tempo reale di tutto quello che viene uplodato sulla rete? E apre un problema di criteri non meno importante: una pagina per inneggiare a Mussolini, per esempio, si può fare o no? Vale la Costituzione o la sensibilità del governo in carica?

2) In aula sta per arrivare la proposta di legge Carlucci, che vieta i contenuti anonimi in rete. Su come sia nata, sono stati scritti infiniti post. Una proposta antipirateria spacciata per antipedofilia scritta di nascosto dal presidente dell’associazione di categoria dei video.

3) Depositata anche la proposta Barbareschi che punisce col bando da internet chi  scarica contenuti non rispettando il diritto d’autore. 

4) E’ atteso il deposito della proposta di legge contro i siti che inneggiano ad anoressia e bulimia (sarebbero nientemeno che 300 mila).

5) Il Comitato antipirateria di palazzo Chigi ha esaurito il suo giro di consultazioni e dovrebbe presentare una proposta per eliminare il fenomeno della pirateria. Non c’è da stare ottimisti a leggere i resoconti perché il presidente del comitato, Mauro Masi, quando parla  mette assieme le borse finte di Vuitton vendute sotto il Duomo, le magliette Lacoste taroccate e lo scarico di un file mp3. Arrivando ad una cifra, quella del danno da pirateria, che è dieci volte quella stimata negli Usa. Stiamo esagerando?

6) Il ministero dell’Interno sta trattando con Skype per farsi dare la chiave per intercettare anche le telefonate Voip.

7) Infine il ministero della Giustizia ha annunciato un provvedimento per mettere sotto controllo i siti tipo youTube. “E’ difficile ma ci stiamo lavorando” ha garantito il ministro in un incontro con degli studenti.

Il problema non è difendere l’illegalità, ma capire cos’è davvero la rete. E non è un problema solo italiano. In Francia si parla e si litiga sulla cosiddetta legge three strikes, che dovrebbe ispirare la nostra legge antipirateria. Giovanni de Mauro sull’ultimo Internazionale ha raccontato un episodio illuminante. Una lezione, come la chiama lui. Lo cito integralmente.

“Che sia possibile nel 2009 far votare ai parlamentari, di destra e di una parte della sinistra, una legge indegna come quella oggi in discussione è un ulteriore segno che le elite politiche ed economiche di questo paese non capiscono nulla di giovani, di tecnologia e di cultura”… Sono le parole di Jaques Attali, intellettuale ed economista, a lungo consigliere di Mitterand. Nel suo blog Attali ha attaccato il progetto di legge che vuole impedire il download gratuito di musica e film. L’ha definito “scandaloso e ridicolo”. perché applica una norma sul diritto d’autore che risale al diciottesimo secolo. Bisogna trovare nuovi modi. Nei commenti al suo post un anonimo lettore ha scritto: “Sono un musicista indipendente, lei avrà l’autorità morale per dare lezioni sulla gratuità, solo quando avrà messo gratis su internet tutti i suoi libri”. Il giorno dopo Attali l’ha fatto: i 50 saggi che ha scritto negli ultimi trent’anni, sono online a disposizione di tutti”.

Ultima arriva l’Inghilterra dove il governo vuole avviare un monitoraggio di tutte le conversazioni sui social network, costringendo i siti a tenerne memoria per due anni.

Ma io dico: con la crisi che sta mettendo in ginocchio un sistema e un modello, non solo economico, ma culturale, non abbiamo niente di meglio da fare? Strano che nell’anno in cui gli Stati Uniti sono governati dal primo presidente wired della storia, eletto anche grazie a internet, qui si alzino barricate. Invece di investire. Come ci avevano promesso. Qualche anno fa un partito politico nostrano fece delle tre i l’asse della sua vincente campagna elettorale: inglese, impresa e internet. Dell’inglese si sono perse le tracce, le imprese non so, ma internet invece qui pare che lo vogliano chiudere. O depotenziare. Quando invece ci sarebbe bisogno di un vero piano di investimenti. Per esempio dare un computer per ogni studente, magari in leasing, e poi una rete a banda larga per tutti, tariffe accettabili, neutralità della rete. Ci sarebbe bisogno di qualcuno che capisse che Internet è l’opportunità per far entrare l’Italia e gli italiani nel futuro. Non scatenare inutili allarmi sociali.

Allora che fare? Iniziare a dirlo. Io amo internet. In ogni occasione. Sui nostri blog, ma anche nei convegni, nelle occasioni pubbliche. E organizzarsi. Per farci sentire. Oggi sulla rete si parla quasi solo di questo. Eppure sui giornali, sulle radio e sulle tv questo tema è assente. Dobbiamo farci sentire, far capire che la rete è importante. Perché magari, è la tesi di qualcuno, non sono cattivi quelli che legiferano. Sono solo ignoranti. Non sanno di non sapere.

Qualche giorno fa con alcuni amici ci siamo visti a cena per iniziare a parlare di queste cose. Ne è nato un gruppo di discussione di google, un sito internet, un logo. Ancora nulla. Ma sarebbe bello se questa cosa potessa crescere, con il passaparola, proprio come avviene sulla rete per le cose che funzionano. E potesse diventare così forte da far sentire la sua voce. E far far a tutti un passo avanti. E alle leggi sbagliate o frettolose che stanno discutendo, un passo indietro.  

Chiudo con una frase che ho letto in una intervista un paio di mesi fa: “La più grande invenzione del secolo scorso? E me lo chiede? Internet”. Non lo ha detto un pericoloso blogger o un pirata, ma Rita Levi Montalcini.

Una legge per la rete e in futuro anche altro..

2009 marzo 23

Carissimi tutti,

dopo lungo peregrinare in rete cercando di entrare nel gruppo (grazie a David che alla fine ha forzato e così ci sono anch’io)  per dare un contributo al dibattito, eccomi  qui. Ci sono con tutta la voglia di energia , voce e azione che in tanti state manifestando.. e saranno e saremo di più. Non è certo il momento di essere single :)

Lo avete detto e non lo ripeto: internet è strategica e come ben ha sintetizzato Guido è uno strumento così potente che senza testa fa paura.. Facciamo bene a mettere in fila i rischi, le conseguenze di azioni legislative miopi o forse fin troppo nitide…i facciamo bene a pubblicare elenchi, indicare tempi e  azioni .. nel sito direttamente come suggerisce David..

Allora aggiungo subito ( e forse si è persa nei meandri della rete) che accanto a ” voci” negative,  ci sono anche proposte di leggi che vanno in una direzione costruttiva. Mi riferisco al DDL di Luigi Vimercati ( che è intervenuto alla nostra cena) e Vincenzo Vita , entrambi senatori del PD e che , ci piaccia o no , hanno comunque messo a punto  un DDL che potrebbe costituire  una voce almeno propositiva rispetto all’affermazione del diritto alla rete.

Non credo che le battaglie per il cambiamento si facciano solo lamentando quello che non va;  a volte serve affermare quello che di positivo c’è, serve a dare carica e a non pensare solo in termini avvilenti o disfattisti… Anche per questo, preferisco come nome del gruppo “AMOINTERNET” a  “giù le mani” ..

La gente , scusate  TUTTI  NOI abbiamo  voglia di positività ( ma li avete visti e sentiti i guristi? ), di sentirci liberi di orientarci in mezzo a idee che circolano, che muovono  pensiero e generano cambiamenti…

Tornando al DDL si può leggere su: www.unaleggeperlarete.wordpress.com anche per commentare, criticare, aggiungere, togliere, suggerire etc.

Ci tengo a precisare che io non sto facendo propaganda politica, men che meno in questo momento per un PD che non condivido e che non sono tipo da strumentalizzazioni. Ma credo nelle persone,  in chi lavora e si impegna seriamente e con intelligenza per stare meglio in questo paese ( vorrei dire mondo).
Se il nostro deve essere un gruppo ampio di dibattito, di conoscenza e di aggiornamento sulla situazione della diffusione della rete in Italia, su quello che puntualmente sta accadendo, questo documento come forse altri strada facendo, andrebbe preso in considerazione..

Che ne dite?

mg

Una sera, a casa di Maria Grazia, per ritrovare l’aria

2009 marzo 22
by davidorban

Ci sono tante cose che possono appassionare. Uno sport, un hobby particolare, la pesca… E sicuramente per ognuna di queste possibili passioni con il tempo si trovano amici che hanno lo stesso interesse, con cui passare il tempo, magari la domenica, discutendo delle ultime novità, delle imprese più o meno veritiere.

Ci sono poi campi dove l’interesse è talmente ampio che non si può parlare di hobby, nè può semplicemente essere una passione. Quando insegni, quando crei un’impresa, quando fai crescere i figli e molte altre cose danno una visione così ampia delle possibilità, da togliere quasi il fiato.

Internet è così. Non è una cosa per smanettoni. Non è una passione, un po’ perversa, di cui vergognarsi con ‘i normali’ e da condividere solo con quelli che hanno la tua stessa malattia. È uno strumento talmente vasto e vario da offrire fondamento ad innumerevoli attività creative, sociali, imprenditoriali e personali. Quando te ne accorgi, indipendentemente dal fatto che questo avvenga quando sei giovanissimo oppure di mezza età, e ti rendi conto delle libertà a cui ti puoi affacciare, assieme ad altre persone, letteralmente di tutto il mondo, ci sono poche cose che danno questa sensazione di nuove possibilità…

…E quando pare che ci siano persone che non solo non vedono questa libertà e queste possibilità, non vedono la potenza che gestita con responsabilità permette di creare mondi meravigliosi, ma addirittura vogliono assicurarsi che tu non possa goderne più. Che tu e tutti quelli con cui hai sviluppato le cose che ti hanno permesso di affacciarti al mondo non sia in grado di gestirlo autonomamente e con buon senso. Che le regole del mondo non siano sufficienti, ma ce ne vogliano di nuove, inventate ad-hoc, non importa quanto goffe, non importa quanto insensate, ridicole, fuori tempo, controproducenti. Quando i tentativi per il controllo si moltiplicano, arrivano a raffica, senza soluzione di continuità e senza che tutti i tentativi di educazione e di risveglio costruttivo che hai fatto abbiano sortito alcun effetto…

…Allora capita che ti scatta l’orgoglio. “Non sono una persona passiva! Non sono qualcuno a cui si può togliere una parte fondamentale del futuro!” E guardandoti intorno ti accorgi che ci sono altre persone come te, preoccupate, molto, molto scosse da questo atteggiamento e dalla apparente impossibilità di rompere gli schemi esistenti. Superare le divisioni politiche, gli impegni quotidiani, per organizzarsi e dire la propria, facendosi ascoltare.

A me è successo così. E sono stato fortunato, a trovarmi con tutti gli altri del gruppo Amo Internet a casa di Maria Grazia una settimana fa, per decidere che cosa si può fare. Come possiamo farci sentire, farci capire, per spiegare che cos’è internet per noi. Per continuare a fare, a respirare. Intanto abbiamo iniziato. Nei prossimi giorni ci faremo sentire ancora!