L’oblio digitale?
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La nuova proposta di legge sul diritto all’oblio su internet al momento non ha raccolto consensi dal mondo online. Ne parla per esempio Guido Scorza in due post “Una legge contro la memoria lunga della Rete” e “Vietato ricordare: il dibattito è aperto“.
È curioso che il mondo digitale possa apparire così forte e minaccioso, mentre rispetto alle precedenti forme di conservazione della conoscenza soffre di una grande fragilità e temporaneità. Guardando la proposta di legge, sembra che a spaventare sia soprattutto l’efficenza e lo spirito egualitario della rete. Vengono descritte infatti in modo molto generico “allorché sussista un meritevole interesse pubblico”, “purché risulti un oggettivo e rilevante interesse pubblico” le eccezioni alle prescrizioni della legge. Inapplicabili e arbitrarie, come quelle che regolano la legislazione sulla trasparenza degli atti amministrativi che vede in Italia accolte poche decine di domande all’anno, rispetto alle centinaia di migliai nei paesi dove il cittandino non deve giustificare perché vuole sapere che cosa l’amministratore fa. Analogamente, con questa proposta si rischia di istituire classi diverse di persone che utilizzano la rete, e che possono accedere alle informazioni, in base ad un sistema di permessi.


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