Italia in Rete: a margine di un incontro

2009 maggio 21
by Attilio Romita

Oggi si è svolto nella sede del Partito Democratico un incontro di analisi e proposte sulla situazione Italiana della Rete, della Larga Banda, dell NGM (New Generation Network).

La sede era politica, ma posso dire ad onor del vero che di politico c’era solo …il poster alle spalle degli oratori tanto i toni sono stati pacati, tecnici ed interessanti.

Questa nota, redatta a caldo, non vuole essere una completa e dettagliata relazione dell’evento e la scrivo perché vorrei solo comunicarvi alcune impressioni o pensieri che l’incontro a suscitato in me.

L’apertura è stata fatta dal padrone di casa , on. Gentiloni, che pacatamente, come sua abitudine, ha sottolineato la necessità di una azione maggiormente incisiva per lo sviluppo di una rete che possa fornire a tutti gli Italiani la capacità di usare le mille ed una possibilità che la rete mette a disposizione. E’ da tenere in giusta evidenza che oltre al gap dovuto ad una  rete non eccessivamente avanzata, abbiamo anche un forte gap di utenza. La proposta operativa è stata di fissare un target economicamente sostenibile e di perseguire fermamente la strada per raggiungerlo. Come sussidio pratico all’idea due proposte: facilitare lo e-commerce riducendo l’IVA sulle transazioni on line; spingere la RAI ad una nuova edizione di “Domani non è troppo …per imparare INTERNET”.

L’intervento successivo, “le condizioni di Partenza”, è stato del prof. Maurizio Decina del Politecnico di Milano. L’illustrazione dell’attuale situazione Italiana non è delle più rosee e la copertura con Larga banda vera non è così diffusa, ma è interessante notare che il 47% delle famiglie italiane non ha un computer e del restante 53% dei fortunati possessori di un computer la metà non accede ad Internet.

Questo dato numerico ha scatenato una mia personale considerazione: sicuramente è giusto costruire una rete efficace ed efficiente, ma occorre iniziare a fornire una buona istruzione INTERNET agli Italiani e, forse, fare in modo che la PA si muova verso una reale fornitura di servizi facile, veri ed appetibili. Nell’intervallo in un colloquio informale, presenti Gentiloni e Bassanini, mi sono permesso di suggerire che forse era il caso di cominciare a far prendere la patente prima di riempire il garage di Ferrari a disposizione di Tutti.

Intervento successivo, “il quadro regolatorio”, è del il Cons. Nicola, D’Angelo Commissario Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. E’ stata una carrellata su possibili vincoli e facilitazioni che sono l’attuale legislazione italiana ed europea prevede per la realizzazione compiuta delle reti.

A questo punto c’è stato il primo piatto forte della giornata: la tavola rotonda degli Amministratori Delegati delle maggiori imprese “fornitrici di rete”. Il tema è stato comune: abbiamo fatto, facciamo e faremo investimenti, ma essendo imprese ci deve essere una remunerazione industriale. Lo svolgimento è stato abbastanza “scaldato” da uno scontro a distanza Bernabè, Telecom, Parisi ,Fastweb. Bernabè ha parlato come se Telecom fosse l’unica in Italia a fare investimenti ed che spesso viene portata in tribunale per richieste di danni sulle quali gli altri lucrano. Pronta risposta di Parisi che ha spuntato il colpo Bernabè dichiarando che Telecom era stata ad intentare cause agli altri, ed avendo perso, ha dovuto pagare ed ha informato che Fastweb ha fatto e sta facendo un grande investimento in fibra ottica per il cui uso c’è un accordo industriale con Teleco. Il resto della tavola rotonda abbastanza consueto visto l’alto livello degli interlocutori che tutto volevano tranne che apparire dei Paperoni.

Ha chiuso la mattinata l’intervento di Dario Franceschini che praticamente ha ribadito la necessità di decidere e fare azioni capaci di facilitare lo sviluppo della larga banda per non permettere che l’Italia scenda gradini. Importante il fatto che Franceschini abbia ribadita la necessità che oltre a “ferri ed antenne” sia sviluppata una forte azione di adeguamento culturale del 50% delle famiglie italiane poco interessate alle nuove tecnologie.

Il pomeriggio è iniziato con il “Rapporto Caio” illustrato dallo stesso autore, Ing Francesco Caio profondo esperto internazionale sulle problematiche per lo sviluppo della rete.

Francesco Caio, Responsabile del Gruppo di studio per la progettazione della rete a banda larga ultra-veloce promosso dal governo UK, ha redatto per conto del Governo Italiano uno studio che esamina la situazione italiana e definisce un’ articolato ventaglio di sviluppi. Inutilmente incalzato dalle domande del giornalista Massimo Giannini, l’ing Caio non si è lasciato sfuggire quale è la soluzione che vedrebbe più opportuna per l’Italia. Il Consulente studia e propone, gli Altri decidono.

Ha concluso l’interessante giornata una tavola rotonda più politica. Franco Bassanini, che ha avuto il merito, alcuni anni fa, di essere l’autore di una legge per la facilitazione degli atti amministrativi anche con l’uso di tecnologie moderne, ha ripreso il tema favorito e ha sollecitato imprenditori e politica ad intraprendere azioni congiunte per aggiungere i Servizi della PA alla Rete. Solo in questo modo le persone capiranno l’utilità della rete, la useranno e questo uso favorirà la remunerazione anche delle imprese che avranno partecipato. Nicola Zingaretti ha illustrato  l’operazione di attrezzaggio di Roma e Provincia con dispositivi wireless gratuiti per l’accesso alla Rete e, soprattutto, ha pubblicizzato l’iniziativa che la provincia ha iniziato per l’alfabetizzazione Internet anche delle fasce più anziane.

Interventi di routine, ma non me ne vogliano, di Giulio Napolitano e Luigi Vimercati.

Chiusura istituzionale del padrone di casa Paolo Gentiloni.

Partecipare a questi eventi è sempre importante perché in un giorno si apprendono molte più cose che in 15 giorni di intensa navigazione Internet.

Mi dispiace per le cose che ho dimenticato di dire e me ne scuso con i relatori. Non sono sicuro di essere stato sempre aderente allo spirito degli interventi, ma ho tentato, forse invano, di non tradire le idee di nessuno ….ed ho scritto quello che più mi ha colpito.

3 Responses leave one →
  1. 2009 maggio 21
    donatella cambosu permalink

    fraternamente ti dico: non bisogna aspettare “gli eventi” per venire a conoscenza di queste cose, anche perchè molto spesso, in questi eventi, si dicono un sacco di fesserie.

    ognuno dei relatori che hai segnalato ha un suo motivo per dire le cose come sta bene a lui, per tirare acqua al proprio mulino, ma basta guardare un pò oltre il proprio pezzo di cortile per vedere quanto è ancora drammaticamente presente nel nostro paese il divario digitale!

    per una serie di motivi: scelte politiche, scelte industriali, mercato, ignoranza

    riguardo a quest’ultimo aspetto dici bene quando affermi che è necessario far conoscenere internet e puntare sulla cultura della rete: ma ti sembra possibile fare questo senza aver accesso materiale alla rete?
    pensi si possa fare ginnastica senza fare movimento?

    internet non è qualcosa che puoi studiare solo teoricamente, lo devi usare!

    premettendo che tecnicamente la fibra ottica rimane la soluzione che offre la banda “migliore” come qualità e quantità, hai pensato a quanto tempo ci vuole per portare ovunque la fibra? pensi che ci sia qualche impresa disposta a portarla anche nei piccoli paesi fuori mano di cui è costellata l’ Italia?
    allora il Wi-max: hai seguito la gara per l’assegnazione delle frequenze dalla quale si sono alla fine ritirati tutti i principali player? hai idea di quanto costi?

    ci sono un sacco di interessi economici in gioco, i quali come tutti noi sappiamo, sono quelli che indirizzano le scelte, anche le politiche purtroppo, non il bene dei cittadini. la vera soluzione è un mix di soluzioni, ci sarebbero un sacco di tecnologiche intermedie (vedi reti wi-fi mesh, ad es.) più economiche, veloci da implementare, di qualità non eccezionale in senso assoluto ma comunque veloci a sufficienza da fare tutto quello che c’è da fare su internet e che permetterebbero a tante persone di cominciare a vivere il web, in attesa o in sostituzione della fibra o wimax.

    per riportarmi alle tue affermazioni in apertura del post:

    la pacatezza di Gentiloni la trovo emblematica della mancanza di percezione del problema, perchè ci sarebbe da essere incazzati, ma tanto, su questo fronte.

    lasciare intere aree del Paese oggi senza banda, equivale a lasciarli senza scuola o acqua o energia elettrica.

    …La proposta operativa è stata di fissare un target economicamente sostenibile..dici, ma che cosa vuol dire?
    continui…due proposte: facilitare lo e-commerce riducendo l’IVA sulle transazioni on line; spingere la RAI ad una nuova edizione di “Domani non è troppo …per imparare INTERNET…”
    ma a che serve l’e-commerce a chi no ha nemmeno l’accesso? fammi capire, dovrebbe essere l’idea teorica dell’e-commerce a trainare la diffusione e l’utilizzo di Internet? Quanto alla Rai poi, nuova edizione di che? programma mai sentito nominare, in ogni caso mi sembra inutile un corso in tv per internet è una contraddizione in termini .. .

    ma delle scuola non ha parlato nessuno? di quello che si può fare a scuola?

    per concludere, i dati di Decina, li rispetto, ma probabilmente quelli da te citati scontano il difetto di essere dati assemblati, dove il risultato è una media generale lontana dalla realtà, sono certa che il prof.Decina avrà dati disaggregati che dicono che al nord e nelle aree metropolitane i possessori di computer e gli accessi a internet sono molti di più, mentre in altre aree del centro-sud, nei piccoli comuni montani, nei luoghi remoti del Paese la situazione è molto peggio!

    infine: questo evento era pubblico? c’è un link per dare un’occhiata agli interventi?

    saluti

  2. 2009 maggio 22

    Il commento dell’amica (posso permettermi) Donatella inizia con un fraternamente, ma prosegue con una serie di sciabolate che ucciderebbero una torma di elefanti che caricano.
    Cercherò di rispondere realisticamente.
    Io rispetto tutti gli oratori e cerco sempre di discernere il vero dal meno vero…tavolta cado nella prima impressione. Prima di dire che sono tutte fesserie è bene leggere.
    Ti consiglio di leggere il Rapporto Caio per avere qualche notizia in più e tanti numeri per farti un quadro preciso della situazione. Sei libera di non condividere le proposte, ma non puoi negare i numeri di un atto pubblico. A pag. 37 c’è una simpatica piantina che ci dice quale è la situazione italiana per accedere ad Internet, le possibilità ci sono per lo 88% delle persone che hanno una linea telefonica, peccato che il 75% delle famiglie italiane non ha interesse a Internet.
    Volendo seguire il tuo esempio “ginnico” direi che esistono un buon numero di palestre abbastanza attrezzate ed esistono un buon numero di pigroni che non hanno interesse ad andarci.
    E’ nato prima l’uovo o la gallina….questo il problema.
    Come mi sembra di aver detto esiste sicuramente il digital divide, ma probabilmente è più culturale che di “pezzi di ferro”.
    Hai ragione che anche la scuola dovrebbe fare la sua parte, ma non basta perchè i giovani hanno imparato ad andare in rete prima di saper leggere e scrivere. In Italia esiste tutta una fascia tra i 30 ed i 60 anni, tutta popolazione attiva, che sa molto poco e confonde Internet con Facebook e quando vede una parola che inizia con e-, salta alla pagina successiva.
    Se noi continuiamo a diffondere il messaggio errato che in Italia non si può andare su Internet otteniamo semplicemente il risultato che gli “internet ignoranti” pensino che questa attività è solo una perdita di tempo irta di difficoltà.
    Iniziamo noi tutti che abbiamo la capacità di usare Internet a facilitare la vita agli altri
    Non impediamo a 99 persone di apprendere perchè lo sfortunato centesimo non ha la possibilità.
    No fermiamoci con mille “si, ma..”, non spacchamo il capello in mille ed una parte.
    Cominciamo ad usare quello che possiamo, la politica risponde sempre dove c’è la domanda, perchè il politico pensa che ogni risposta data è un voto in più per lui.
    Un famoso asino di Buridano morì di fame perchè, volendo fare la scelta migliore, ragionava, calcolava, …..e contemporaneamente deperiva.
    Infine riguardo gli eventi pubblici, non so dare la soluzione 100% per trovarli. Come ben sai su Internet le notizie circolano e .. le cose si trovano.
    Scusa Donatella se talvolta la penna polemica ha preso la mano della penna realistica, come avevo promesso all’inizio.
    Attilio A. Romita

  3. 2009 maggio 25
    donatella cambosu permalink

    Ciao Attilio, vada per l’amica.

    Io mi sono vista il Rapporto Caio, apprezzo molto che sia pubblico, presenta diversi spunti interessanti e anche un approccio differente dalle solite consulenze strapagate, ma dice anche il noto e stranoto e cose che personalmente non condivido.

    (Ah!, con tutto il rispetto per il dott.Caio, 1, per quale motivo dovrei fidarmi ciecamente dei dati di un atto pubblico visto che gli stessi portati da Caio sconfessano quelli della Telecom su ADSL; 2, non credo che il suo documento possa considerarsi un atto pubblico essendo lui un privato consulente che ha fatto un lavoro per il governo e non un dipendente dell’amministrazione dello Stato).

    Premesso tanto, caro Attilio, sono convinta che le nostre visioni del problema “banda larga per tutti” siano più vicine di quanto può sembrare, solo che io sono un po’ più scettica di te circa la possibilità che in un Paese come il nostro sia sufficiente l’arrivo di un Caio o Sempronio per schiacciare l’acceleratore e superare nell’arco di qualche anno (già troppi, visto che in ambito tecnologico equivalgono a secoli) il gap con altri Paesi europei.

    Credo che sia invece possibile in tempi rapidissimi, se si vuole davvero recuperare, puntando maggiormente sul wi-fi pubblico, abbattendo barriere anche di tipo legale allo sviluppo del wi-fi (vedi Decreto Pisanu) e ragionando sulla liberalizzazione delle licenze anche su frequenze più basse.
    E’ chiaro che uno sviluppo serio deve essere organico e diversificato, bisogna certamente portare avanti e accelerare su fibra, rame e wi-max, aggiungo però che andrebbe anche fatto qualche piccolo investimento sull’espansione della rete attuale attraverso tecnologie a basso costo come il wireless, magari non potente quanto la fibra ma sufficiente per fare ciò che la maggior parte della gente in Internet fa.

    In questo modo, si potrebbe forse risparmiare qualche risorsa economica da dedicare al problema cui tu accenni: quello culturale.

    Hai ragione, questo è un grande problema, infatti il divario digitale è divario culturale, in un doppio senso: chi non ha avuto ancora accesso alla società digitale, in parte non ne sente probabilmente la necessità (AHI!) e quindi non crea nemmeno la domanda di banda sul mercato che renderebbe facile gli investimenti dei grossi player; è chiaro che da qui a venire la differenza tra chi usa la rete e chi non lo fa sarà sempre più marcata. Pensa che i nativi digitali sembra che già ragionino e apprendano secondo schemi mentali diversi dai loro genitori (v. articolo di Luca Tremolada su Nova del 14 maggio, molto interessante) proprio grazie (o purtroppo, ancora non si sa) all’uso delle nuove tecnologie.

    E’ vero quello che dici che agli italiani non frega nulla di Internet, ma bisogna anche farglielo assaggiare, rendere chiaro il valore di Internet, che non è affatto chiaro per tutti. E’ da lì che bisogna partire per creare cultura in chi ancora non ce l’ha: avvicinarlo alla rete con cose semplici ma utili o divertenti o belle o nuove o cose che non saprebbero mai senza il web.
    In fondo nell’ultimo anno FB ha fatto molto di più per portare gli italiani su Internet di chiunque altro.

    Secondo te perché nella telefonia mobile invece siamo ai vertici delle classifiche noi italiani? Secondo me perché è facile e di immediata utilità.

    Insomma, convertire più italiani si può, bisogna semplicemente rispondere alla loro domanda: “Che me ne faccio io di Internet, non è roba per me”.

    Quindi, ci vuole la banda per tutti subito e low cost; ci vuole informazione seria sull’argomento Internet e non la demonizzazione che spesso ne fa la TV; ci vogliono i servizi WEB (della PA, della scuola, delle banche e tutti gli altri) e non gli stessi servizi di prima ma online, su piattaforme semplici da utilizzare alla portata di tutti; ci vuole divulgazione anche sulle barriere tecniche, in quanto in genere chi diserta la rete è uno che diserta l’uso del computer, crede che bisogna capirne di tecnologia per usarla, cosa che oggi (grazie anche al web 2.0) non è; ci vogliono persone come te o me che nel loro piccolo diffondono il verbo.

    E, ribadisco, bisogna partire dalla scuola. Che non sono solo bambini, ma famiglie intere (fatte di mamme, papà, sorelle, fratelli, nonni, zii, cugini), insegnanti, di vari ordini e gradi, un universo in cui la conoscenza può avere una velocità di propagazione notevole.
    D’altronde, non credo che sia possibile recuperare gap con l’alfabetizzazione dei pensionati, bisogna portarci oltre il gap saltando a piè pari, puntando sulle generazioni future.

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