Il DDL intercettazioni ed Internet
Ogni normativa che vada ad impattare su un mezzo di comunicazione deve tenere conto della sua specificità.
Questo è vero sopratutto per Internet, in relazione al ruolo sempre più importante che sta occupando nella crescita economica e culturale del nostro Paese e per le grandi opportunità che offre in termini di disintermediazione, capacità di interazione e di partecipazione.
Un ulteriore esempio di come alcuni recenti provvedimenti legislativi vanno in una direzione opposta è il comma 28 dell’articolo 1 del disegno di legge a proposito delle “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali”, su cui il Governo ha posto ieri la fiducia. Questa norma mira ad estendere anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, finora applicate ai mezzi di informazione tradizionali. In pratica un blogger amatoriale viene equiparato come responsabilità al direttore del Corriere della sera… L’utilizzo dell’espressione generica “siti informatici” è molto preoccupante, in quanto sembra comprendere sia tutti coloro che producono contenuti, siano essi operatori professionali (ad esempio, la testate giornalistiche online) o semplici utenti (ad esempio, i blogger amatoriali), sia le piattaforme che ospitano questi contenuti, come ad esempio le piattaforme di contenuti creati dagli utenti come YouTube ed i social network come Facebook.
Ai gestori di siti, pagine web e blog amatoriali non dovrebbero essere richiesti adempimenti propri dei mezzi di informazione professionali e quindi sproporzionati rispetto ad attività di tipo amatoriale o comunque non lucrative. Come le piattaforme di accesso ai servizi e contenuti digitali non possono essere considerate responsabili per i contenuti generati dagli utenti.
Quest’ultimo principio è chiaramente stabilito dalla legge sul commercio elettronico che prevede l’esenzione di responsabilità dell’hosting service provider in relazione ai contenuti ospitati ma creati da terzi.
Tra l’altro qualche settimana fa la Commissione Trasporti e Comunicazioni della Camera aveva approvato un ordine del giorno su questo disegno di legge in cui si sottolineavano chiaramente le criticità legate al riferimento generico ai “siti informatici” e si suggeriva che l’obbligo di rettifica riguardasse solamente i giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione, escludendone quindi i gestori di siti amatoriali (lo stesso Sottosegretario Romani ha data il proprio consenso a questo approccio).
È sullo stesso concetto che si fonda il progetto di legge degli Onorevoli Roberto Cassinelli e Antonio Palmieri, recante “Modifiche all’articolo 1 della legge 7 marzo 2001, n. 62, in materia di definizione e disciplina del prodotto editoriale”, volto a far sì che “coloro i quali sfruttano la rete Internet per esprimere le proprie idee, attraverso, per esempio, i blog, possano utilizzare liberamente le moderne tecnologie, sempre nel rispetto delle leggi, senza però essere soffocati da inutili, e talvolta inopportuni, vincoli burocratici.”
Le ultime notizie sembranno comunque incoraggianti. Si può leggere sul Blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0 che il Presidente della Commissione Telecomunicazioni della Camera, On. Mario Valducci, ha presentato ieri un ordine del giorno, riprendendo i contenuti del parere approvato dalla sua Commissione, nel quale si invita il Governo ad “assumere tutte le opportune iniziative per assicurare che in fase di applicazione” delle disposizioni contenute nella legge sulla stampa come modificata dal ddl intercettazioni “siano applicate nel senso di porre l’obbligo di rettifica a carico degli autori dei contenuti diffamatori” (e non, quindi, ai gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi). In base ad un’interpretazione stretta, queste norme sarebbero comunque applicabili solo alla stampa e chi produce contenuti in modo professionale. Resta comunque l’ambiguità di fondo e la sensazione che la natura della Rete sfugga a molti politici. Da questo punto di vista l’iniziativa di un’indagine parlamentare su Internet per permettere la diffusione della cultura digitale potrebbe essere una delle soluzioni del problema.
La strada che porta all’affermazione della specificità della Rete e dei diritti dei navigatori è comunque ancora molto lunga.


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