Ha causato una vera costernazione in tutto il mondo che segue Internet la condanna in primo grado per violazione della privacy di tre dirigenti Google da parte del giudice Oscar Magi del Tribunale di Milano. La sentenza dovrà essere ancora letta e interpretata per le sue motivazioni.
Ma dato che sembrerebbe al momento stabilire la responsabilità penale delle persone appartenenti alle società internet per i contenuti che gli utilizzatori caricano online sulle piattaforme da queste gestite, se confermata, non potrà che rappresentare un radicale cambiamento nelle politiche di chiunque opera online. Rende di fatto impossibile i modelli attuali e richiede un vaglio preventivo di tutti i contenuti che appaiono online, stabilendo quei criteri di “redazione”, “palinsesto” e “linea editoriale” che sono propri di mezzi diversi dalle piattaforme Internet di oggi.
È il diritto di una società scegliere dove ritrova il giusto equilibrio tra l’utilizzo di nuovi mezzi e il rispetto di valori, necessità e metodi che si confrontano con questi. Nel momento in cui lo si fa in modo coerente, ampio e condiviso, persino la rinuncia ai nuovi mezzi può essere una scelta comune, democratica. Ci sono gruppi che questa scelta la applicano ampiamente.
L’Italia si rende conto che sta scegliendo di rinunciare ad Internet? Preferisce davvero ricevere una programmazione di tipo televisivo, da quello che chiamavamo rete?



